IL PIRATA E…..L’UNICA SALITA NON SUPERATA

 

Tra i miei tanti interessi fin da piccolo sono sempre stato appassionato di sport, tranne poche eccezioni qualsiasi tipo di sport; mi è sempre piaciuta la gara, la competizione, il sano antagonismo sia nel praticarlo che nel guardarlo.

Naturalmente il calcio è sempre stato in cima alle mie preferenze ma anche l’atletica, il nuoto, la pallacanestro, la pallavolo, il tennis…….ma c’era un’altra attività sportiva che seguivo con mio padre grande appassionato: il ciclismo.


 

Lui aveva seguito dal vivo il momento d’oro del ciclismo italiano con la rivalità tra Coppi e Bartali e rimase poi a seguirlo con grande interesse avvicinando anche me appena fu possibile dalla mia età; quindi dai primi anni 60 ho cominciato anche io ad appassionarmi alle grandi lotte (perché a quel tempo il ciclismo era una vera e propria lotta e una vera e propria faticata) degli anni 60,70 e 80: Adorni, Gimondi, Motta, Bitossi e poi Anquetil, Mercks, Baronchelli, Saronni, Moser, Hinault, Indurain, Bugno e così via fino alla metà degli  anni ’90 quando una nuova stella italiana si è affacciata nel panorama ciclistico internazionale: Marco Pantani.

Dal 1994 al 1999 sono forse stati gli anni più belli della mia passione per questo sport, seguire “Il Pirata” era un enorme piacere, vedere le sue “scalate” sulle montagne di tutta Europa faceva veramente bene agli occhi e al cuore di italiano perché uno scalatore come lui non si era mai visto, anche i più grandi scalatori di tutti tempi ancora vivi erano concordi nell’affermare che lui era il migliore e così anche i critici e gli appassionati.

Purtroppo anche la sfortuna si è accanita contro di lui, nel 1995 e nel 1997 tre brutti incidenti hanno messo a
repentaglio la sua carriera, ma era testardo, forte, orgoglioso e non  poteva permettere che non fosse lui stesso a chiudere la propria carriera e non fattori esterni.

Il 1998 poi è stato l’anno del trionfo, è riuscito a vincere Giro d’Italia e Tour De France riuscendo anche a colmare le sue naturali lacune sulle tappe a cronometro; quell’anno seguirlo è stata veramente una cosa sensazionale, era unico, splendido nel suo incedere, ero veramente orgoglioso di essere un suo connazionale.

Arriviamo al 1999 quando durante il giro d’Italia che stava dominando da un controllo medico risultò avere il valore ematocrito più alto rispetto al normale e fu fermato come diceva il regolamento, più per la sua salute che per altro; da quel momento però, non si è mai capito il perché o forse si (l’invidia e il fastidio che poteva dare sono per me tra le cause), è cominciato il suo calvario: comiciarono a metterlo alla gogna e la magistratura cominciò ad indagare senza avere in mano nulla (non risultò mai positivo ad un controllo antidoping!!!); per far capire il suo stato d’animo basta sapere le cose che disse “mi sono ritirato su da tutti gli incidenti che ho avuto, ma questa volta non so se riuscirò”.

La solitudine, la rabbia, l’impotenza, la depressione lo portarono al più grande errore della sua vita: la cocaina.

Riprovò a rientrare nel circolo ma naturalmente si sentì rifiutato anche e purtroppo da tanta gente che invece prima lo aveva osannato.

Quel 14 febbraio del 2004 non me lo scorderò mai, ero al computer con la televisione accesa e all’improvviso uno dei titoli del telegiornale mi fece trasalire: Marco Pantani era stato trovato morto in un residence di Rimini stroncato da un overdose di cocaina; rimasi malissimo, sapevo che non se lo meritava, immaginavo che poteri superiori lo avessero portato a quell’epilogo.

Non era possibile per me che una persona sensibile e acuta come lui si fosse ridotta in quel modo da sola tanto più che si è scoperto dopo tutta la beneficenza che lui aveva fatto nel corso degli anni: handicappati, bambini, persone bisognose (adesso c’è la Fondazione Pantani che ci pensa), beneficenza che lui non aveva mai voluto pubblicizzare!!!

Da quel momento io ho finito col ciclismo, Pantani e la mia passione per questo sport erano morte insieme, non ho più avuto la voglia di seguirlo ma neanche per 5 minuti; Pantani per me è stato l’ultimo vero ciclista, un ciclista che ha vinto tanto, ha superato tante salite ma che di fronte agli ostacoli della vita si è fermato…..l’ultima e forse unica salita che non è riuscito a superare.

IL PIRATA E…..L’UNICA SALITA NON SUPERATAultima modifica: 2012-05-17T18:12:00+02:00da claudiric
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